MACROAREA, GUERRA VINTA?

MACROAREA, GUERRA VINTA?

La mia lunga battaglia è vinta. Da un paio di anni le nostre compagini hanno messo nel cassetto dei ricordi i lunghi viaggi della pace – parlo ovviamente di quelli per raggiungere le sedi di macroarea nei finali di stagione (solitamente a settembre). Me ne compiaccio sebbene questo risultato avrebbero dovuto coglierlo i Dirigenti della nostra piccola realtà ma non ne abbiamo e se anche li avessimo avuti, sarebbero stati ridotti a burattini nelle mani di chi ci governa da oltre un ventennio perché ricordo che dal 2007 o giù di lì, la nostra regione è costola effimera dell’Abruzzo. Anche per ciò che concerne la parte tecnica non abbiamo più un’interlocuzione con i nostri “vicini” e questo rende arduo persino organizzare un torneo o perfezionare una semplice tessera agonistica. Non mi dilungo oltremodo perché tanto (e tanto ancora) dovrei aggiungere in queste righe sullo stato di sudditanza in cui ci ritroviamo ma che per onestà intellettuale – devo sempre ammettere – ci siamo autoimposti e di cui gli abruzzesi hanno poche responsabilità. Tutto ciò premesso, torno a parlare di piccolo successo personale perché mi piace davvero credere di esser riuscito in solitaria a chiudere la questione macroarea e stavolta spero definitivamente. Sembra un suicidio, un autogol ma così non è. Spiego meglio che per lunghi dieci anni (e forse più) la nostra piccola realtà ha potuto godere di un posto (per ciascuna categoria) nelle final eight dei vari campionati italiani a squadre. Un miserabile contentino che la Federtennis ci ha concesso a fronte delle decine di cose che invece ci ha tolto! Peccato che quest’unico regalo (in teoria bellino) che la FITP ci ha dato, ponga in essere condizioni assurde per le nostre rappresentative raggruppate d’ufficio nei gironi impossibili del Sud al cospetto, per dirvi, di squadre siciliane, calabresi e pugliesi. E’ chiaro che nel Palazzo della Federazione hanno una visione e una interpretazione, per così dire, piuttosto singolare della geografia italiana! Bisogna pure aggiungere, aimè, che in oltre quaranta di queste competizioni, i nostri giovani tennisti soltanto in una sola occasione hanno passato un turno mentre evito di parlarvi dei parziali. La faccenda score, ovviamente, non rappresenterebbe di per sè un grosso problema, per quanto, sottoporre ad umiliazioni continue i nostri baby tennisti non mi sembra proprio deontologicamente il meglio che possa augurarmi mentre altre righe devo spenderle per l’assurdità di queste trasferte che oltre ad essere del tutto effimere sul piano dell’arricchimento esperienziale dei nostri giovanissimi, sono pure fissate a cinquecento, seicento chilometri di distanza (indipendentemente che si parta da Bojano, Termoli o Campobasso). Rischi inutili, responsabilità che non si possono neppure raccontare per andare a giocare partite che durano, in media, meno di tre quarti d’ora, senza considerare le spese che ammontano per ciascuno di questi week-end a ben oltre settecento euro! Per questi motivi ho affrontato, talvolta anche a muso duro, Michelangelo Dell’Edera oltre ad altri membri dello Settore tecnico e finalmente da un paio d’anni le nostre rappresentative non figurano più in competizioni che per noi non hanno senso alcuno. Dalla padella nella brace, obbietterete voi? Non proprio, dico io. Siamo tornati a confrontarci con le squadre abruzzesi e, semmai, il posto nella fase di macroarea (stavolta di centro e non più del sud) lo andremo a contendere a loro giocando, peraltro, partite più stimolanti perchè tutte alla nostra portata, senza dover necessariamente percorrere le distanze siderali che a puro scopo dimostrativo ho voluto pubblicarvi di seguito. Date un’occhiata alla media chilometri percorsi in una delle scorse annate dalle nostre squadre. Il quadretto ve lo avevo già proposto tempo fa. Semplicemente grottesco! Serviva Giannicola (e dieci anni di battaglie) per riuscire a far capire un concetto così semplice?   

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